martedì 24 febbraio 2009

diffidate

"In generale, dubita sempre di chi sostiene “Ho capito subito che Dio non esisteva”, e in particolare di quelli che lo hanno capito alle elementari. Significa che non hanno mai messo in discussione le conclusioni che hanno raggiunto alle elementari. La loro interrogazione su Dio si è fermata al mattino in cui hanno capito che la suora raccontava una storiella. E quelli che in Dio ci credono, o che ne discutono e ne ammettono la possibilità? Dovrebbero essere tutti più deficienti di loro a nove anni – e poi lo spocchioso sarei io."
Questa è una frase che Leonardo ha scritto qualche tempo fa, in un post di “autodifesa” dalle critiche (tra le altri, le mie) di quanti non avevano apprezzato il suo post contro gli autobus dell'UAAR.
Questa frase mi ha molto colpita. Giustamente, uno dice, dato che è rivolta direttamente a me. Ma non mi ha colpita come avrebbe voluto Leonardo, dato che è un'accusa evidentemente senza senso: ci sono moltissime cose che le persone decidono o capiscono in tenera età, e ciò non pregiudica il loro normale sviluppo mentale o la loro capacità di imparare e applicare l'arte del dubbio. Se un musicista raccontasse che fin dall'età di 9 anni aveva capito che la musica era il suo destino, nessuno gli direbbe di vergognarsi per la sua assurda e spocchiosa ristrettezza mentale. Né, che so, genera scandalo dire che fin da piccoli si è sempre stati amanti degli animali/ permalosi/ omosessuali/ grandi lettori. Il fatto che una preferenza o un tratto distintivo della propria personalità si manifesti presto non significa né maggiore genuinità/purezza né minore realtà/profondità: è un dato autobiografico come un altro. Appigliarsi a questo per accusare chi non la pensa come noi di essere incapace di mettere in discussione le idee infantili mi sembra davvero fuori luogo.
Ovvio, dipende un po' dalle proprie, personalissime code di paglia. Se uno mi dicesse che fin da quando aveva 9 anni sapeva già che Tom Waits faceva cagare, credo che anch'io mi arrabbierei e cercherei di sminuire la dignità di tale precoce illuminazione!



Ho riflettutto su altri due aspetti connessi a tale frase e, quindi, a tale critica.
1. Sto forse dicendo che i credenti siano meno intelligenti di quanto io fossi a 9 anni?
Beh, mi è difficile non pensare che i bambini che sentivano le stesse storielle che propinavano a me nell'ora di religione, dovevano essere o stupidi, o distratti, o indifferenti, per non trovare assolutamente incoerenti e irrazionali tali storie.
In parte, al contrario, proclamo la mia completa ignoranza e incapacità di comprensione davanti al fenomeno del cattolicesimo. Cioè capisco il fascino delle religioni, e in alcuni casi la gioia o il sollievo che portano al fedele. Però quando si scende nel dettaglio, non riesco a immaginare come funzioni, esattamente. E questa incomprensione non posso attribuirla né a mancanza di spiritualità (sono propensa a credere che tutto il pianeta sia un'interconnessa entità mistica che canta l'ohm, e se aveste visto cosa ho visto io a spasso nei pascoli di Palenque, Messico, ne sareste convinti anche voi) né a mancanza di fantasia (vampiri, leprechaun, streghe, Grandi Antichi: io mi bevo tutto). Semplicemente non capisco come si possa pensare che questo corpo, così fragile, così esposto ai pericoli, così esposto a malattie dolorosissime e malformazioni terrificanti, abbia un qualsiasi legame con un Dio benevolo. Non capisco come si possa pensare, guardando l'Universo, a un Dio antropomorfico. Non capisco come si possa credere che Ratzinger possa, in alcune occasioni, parlare per conto di Dio, e mica da sempre (del tipo Piccolo Buddha, no), ma solo da quando i suoi colleghi l'hanno eletto al posto di quello prima che è morto. Non capisco come si possa pensare che a Dio freghi qualcosa di anticoncezionali e simili, ma contemporaneamente non capisco come si possa dire “Sono cattolico, MA - non vado in chiesa/ non mi riconosco nelle gerarchie ecclesiastiche/ non credo ai dogmi – eccetera”. Non capisco.
Io ho conosciuto molti evangelici, alcuni cattolici ferventi, molti cattolici praticanti, moltissimi cattolici non praticanti, un pastore battista, un paio di buddhisti, un Hare Krishna, e online un paio di musulmani. Ho sempre rispettato le loro convinzioni, anzi mi sono rallegrata che nella loro vita avessero qualcosa che riuscisse a “tenerli insieme” con tanta efficacia. Ma il mio rispetto e la mia simpatia non mi ha mai aiutato a capire cosa diamine gli passasse per la testa.
Penso di essere più intelligente? Penso di essere io, e solitamente sono felice di essere io e non un'altra. Ma soprattutto sono felicissima, davvero felicissima di non pensarla come loro.

2. In effetti mi capita spesso di pensare o riferirmi ai miei 9 anni. È un caso, o c'è stato qualcosa di particolare in quel momento della mia vita?
A 11 anni entravo nell'adolescenza (sì, precoce. incazzata e precoce), quindi dicevo addio alla lucidità per entrare in un mondo di rabbia, depressione, improvvisi cambiamenti d'umore, insensate passioni, ormoni e così via. A 7 anni ero ancora una bambina felice, spensierata, protetta dal male del mondo, troppo piccola per interessarmi al mondo degli adulti.
A 9 anni era già successo tutto. Mio padre era già in cassintegrazione; avevo già scoperto le differenze di classe tra me e i miei parenti, tra me e gli altri bambini, e di conseguenza avevo elaborato un'idea di "ingiustizia sociale"; avevo già sviluppato le mie prime idee e propensioni, ed erano, e mica parlo solo di religione, molto diverse (a volte radicalmente opposte) da quelle dei miei pari, per cui avevo già scoperto l'incomprensione reciproca e la solitudine interiore; il mio corpo aveva già iniziato a tradirmi, trasformandomi da graziosissima bambina in graziosissimo Vogon; ed erano già capitate alcune cose brutte che mi avevano rapita e portata in un universo parallelo in cui tutto sembrava uguale a prima, solo che ovunque si nascondeva la menzogna, la stortura, il buio.
Non posso negare che nella mia precoce decisione di lasciare la religione agli altri, tutto ciò abbia avuto la sua parte.
È stato allora che ho capito che le cose così non erano giuste ed era necessario che cambiassero radicalmente. Col passare degli anni è accaduta una roba stranissima: non è successo. Né il mondo è cambiato, né io sono cambiata in modo da adattarmi al mondo, o almeno capirlo, o almeno rendermelo indifferente. Davanti a questo colpo di scena, mi sono convinta che sarei morta presto: avevo preso la legge di Darwin molto seriamente, e quindi mi aspettavo che da un momento all'altro il mondo mi avrebbe, giustamente, fatta fuori, eliminata. Non immaginavo come, ma sapevo che sarebbe successo. Immaginavo il mondo come un organismo sano che mi rigettava, in quanto non per forza dannosa, ma come minimo incongruente.

Perciò, quando qualcuno mi chiede - magari perché se ne sente offeso personalmente (capita) - se mi sento più intelligente degli altri, mi mette in un grave imbarazzo. In parte sì, dato che credo sia comune a tutti ritenere che le proprie scelte siano migliori di quelle altrui (altrimenti, è lapalissiano, se ne farebbero di altre, o meglio si farebbero quelle di altri). Ma la base di tutto, delle mie decisioni, del mio sentire qualcosa come sciocca o come intelligente, come giusta o sbagliata, c'è questa inossidabile, invincibile convinzione di essere al posto sbagliato. Di non c'entrare nulla con il mondo, di essere anormale nel senso di patologica, di essere come la gente, per stare bene e avere successo e una vita lunga e felice, non dovrebbe essere.
Per cui, alla fine, sono pienamente d'accordo con Leonardo: diffidate di gente come me.

lunedì 9 febbraio 2009

ha fatto bene?

Arrivando via aereo in alcuni paesi, poco prima dell’atterraggio, le hostess consegnano ai passeggeri un modulo da compilare e consegnare poi a un qualche ufficio doganale. È una roba che per sfacciata idiozia gareggia solo con il nostro famoso test dei tre giorni, vantando domande del tipo “stai per caso trasportando con te dei veleni?”. Chiunque pensa: va beh, ma anche se fosse non è che te lo dico, ti pare?
Invece evidentemente sì. A quanto pare ciò che vogliamo fare è questo: DIRGLIELO.
Ora, no, tranquilli, non è un post sulla privacy, il controllo sociale, Google e i social network - il collegamento è ridondante. Stavo pensando a qualcos’altro.

La radio di cui sotto ha un intermezzo di “news”, e giuro che niente in questa settimana mi ha sconvolto di più, nemmeno le dichiarazioni di Berlusconi sull’attività mestruale della Englaro. Prima notizia: un ministro britannico esorta i suoi concittadini a darsi al ballo per scongiurare la piaga dell’obesità. Seconda notizia: intellettuali cattolici firmano una petizione a difesa di Eluana. Terza: nonostante ci siano delle irregolarità amministrative, la clinica di Udine non interromperà la procedura. Davanti a tale inaspettata faziosità la mente ha vacillato, e in quella vertigine potrei essermi persa un’altra notizia, forse due. Ultima notizia: la polizia difende il guidatore ubriaco, di nazionalità romena, che ieri ha investito e ucciso un uomo, dalla folla che voleva linciarlo. Ha fatto bene? Rispondete mandando un sms: i risultati del sondaggio saranno pubblicati domani da City, il freepress che trovate eccetera.

Ha fatto bene?

Ha fatto bene? Ascoltatore di una radio che s’intende rivolta ad amanti di un genere musicale un tempo considerato “sovversivo”, espressione di valori del tipo sesso=buono, droga=molto buono, scappare da questo posto di merda=ancora più buono, e immagina che bello se non ci fossero nazioni né religioni, in ogni caso la risposta soffia nel vento - ascoltatore, dimmi, secondo te quei poliziotti hanno fatto proprio bene bene a difendere un uomo dall’essere linciato, o potevano farsi anche un po’ i cazzi loro?

E nel caso secondo te avessero dovuto lasciare quella merda d’uomo, quell’ubriacone immigrato clandestino molto probabilmente stupratore e di certo con una notevole percentuale di sangue zingaro (o per lo meno ebreo), dicevamo, lasciare quel bastardo assassino alle unghie e ai sassi dei passanti: diccelo. Mandaci un sms. Mandaci una mail. Chiama in trasmissione all’ottonovenove. Unisciti al gruppo su Facebook, commenta la notizia nel forum dei lettori del Corriere.

Poterti smembrare coi denti e le mani/ Sapere i tuoi occhi bevuti dai cani.

La settimana scorsa s’è parlato della valanga di mail che la parlamentare dei Radicali, Rita Bernardini, ha ricevuto dopo aver fatto visita in carcere, in quanto membro di “Nessuno tocchi Caino”, agli imputati dello stupro di Guidonia. fai veramente schifo, ti auguro di essere stuprata da un branco di merde come quelle li, ma magari ti piace perche a quanto sei brutta e fai schifo non ti scopa nessuno troia del cazzo, ti auguro pure che ti venga un tumore al cervello (se possibile visto che materia grigia non ne hai molta), e che te ne vada quanto prima tra atroci sofferenze, pregheremo tutti perchè tu muoia. Spero tanto che un Rumeno ti stupri a morte la figlia. a te piacerebbe non poco essere violentata da sei rumani, lurida che non sei altro, peccato che cesso come sei nemmeno i rumeni ti sfiorerebbero! Se qualcuno avesse lo stomaco di stuprare un rospo come te, vado personalmente a complimentarmi per il coraggio!!! "Bernardini "che si interroga sul maltrattamento delle " bestie stupratori" di Guidogna..dovrebbe subire PARI STUPRO ai danni di un suo caro (a lei no pearchè potrebbe essere oggetto di piacere)..
Lo stupro nella doppia funzione di punizione e di dono. Sei una donna, quindi se ti devo augurare un male penso “ti stuprassero”. M’indigno per lo stupro di una donna e quest’indignazione la esprimo augurando a un’altra donna di subire la stessa sorte; la verità è che non me ne importa una sega di quella donna (la prima), né penso che lo stupro in sé sia particolarmente grave, è QUELLO stupro (il primo) che non mi va giù, e il motivo è squisitamente antropologico: degli stranieri hanno rubato ciò che è mio, mi sono entrati in casa e hanno cagato sul mio letto, ed è questa e solo questa la violazione a cui reagisco.
Va beh, ma queste cose le dice molto meglio di me FikaSicula, quindi abbonatevi al feed del suo blog e perdonatemi per questo sfogo. Sto parlando della parlamentare per un’altra ragione che non è la fenomenologia dell’italico stupro: per il fatto che le mail siano firmate.

Di questa faccenda non riesco proprio a liberarmi. Il nome e cognome, le foto del profilo. “crepa puttana di merda”: non è un pensiero di cui mi vergogno, che mi compare sullo schermo mentale all’improvviso e che subito reprimo. No, rivendico il mio odio, la mio violenza: ci metto la firma, ci metto nome e cognome, lo dico a tutti, inoltro agli amici la mail di insulti e minacce che ti ho scritto, invito i miei colleghi ad aderire alla mia azione, e ne parlerò stasera in famiglia. Sputare così, senza alcuna esitazione, sul contratto sociale, sulla mediazione dello stato tra lupo e lupo, sulla concezione moderna del reato come ferita inflitta alla società e non come questione privata e della punizione come risarcimento sociale e non come vendetta personale.
È come se la società avesse perso ogni funzione e ogni realtà. Perché stiamo ancora insieme, se non riconosciamo più alcuna utilità, alcuna rappresentatività alla forma sociale - lo Stato nazionale democratico - che negli ultimi secoli ha dato forma alla nostra esperienza del vivere comune?
Non è un problema di globalizzazione. Io rigetto le soluzioni cosmopolitiche, alla Beck, al tramonto dello Stato nazionale; non penso che la soluzione sia semplicemente allargare lo stampino mettendoci dentro una porzione di territorio più vasto. La nostra cittadinanza è fondata sull’esclusione (dei non-cittadini, of course) e inevitabilmente eliminando quell’esclusione elimineremo la cittadinanza; la nostra democrazia è modellata sulla nazione, ed eliminando la nazione elimineremo la democrazia; eccetera. Questi erano problemi di cui si è dibattuto alla nausea quando era in voga il comunitarismo, mentre ora che di moda è il cosmopolitismo non ne parla più nessuno. Ma il maledetto Stato ci si sta disintegrando sotto gli occhi, si stanno disintegrando le premesse normative e morali del vivere sociale. Io vedo soltanto persone (e movimenti) che rifiutano la società, a partire dalle posizioni più diverse: tecno-utopie di individualismi connessi in rete, integralismi teocratici, post-fascismo, senza dimenticare le nostre care orde di xenofobi tarantolati. Molti, moltissimi di coloro che invece difendono la forma tradizionale dello Stato, con le sue istituzioni, mi sembrano farlo per un riflesso condizionato, per un automatismo dettato niente più che dalla percezione della propria posizione in un gioco di contrapposizioni che intende la politica come scelta tra vasca e doccia.

Mi sa che mi sono fatta prendere la mano, eh? Diciamo pure che se passerà di qui qualcuno a spiegarmi che ho scritto solo grosse e fragorose cazzate ne sarò molto contenta, dato che ora sono solo molto preoccupata. Ma non perché lo Stato o la democrazia mi piacessero, bensì perché non mi sembra che abbiamo raggiunto uno stadio di evoluzione (politica, filosofica, e personale, e spirituale, o addirittura biologica) per cui il passaggio a un’altra forma di organizzazione sociale si configuri come una liberazione. A me, ora, sembra portare solo caos e barbarie: violenza privata e pubblica, annichilimento dell’altro, discrezionalità di ciò che chiamavamo “diritti”, insomma l’annullamento delle conquiste sociali dello step precedente in nessun modo compensate da altre (maggiori o diverse) conquiste.

Oh beh, sì: buon lunedì anche a voi.